Corte di Giustizia Europea: tatuaggi visibili e accesso alle forze di polizia

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Con le conclusioni del 3 settembre 2026 nella causa C-320/25, l’avvocata generale ha ritenuto discriminatoria la politica di assunzione per l’accesso alle forze di polizia italiane derivante dall’applicazione combinata del divieto di tatuaggi visibili con l’uniforme e delle diverse regole previste per l’uniforme maschile e femminile.

La vicenda riguarda una candidata esclusa dal concorso a causa di un piccolo tatuaggio sul polpaccio, che sarebbe risultato visibile indossando la gonna prevista dall’uniforme femminile da cerimonia. La criticità non risiede, quindi, nel divieto di tatuaggi visibili in sé, applicabile a tutti gli agenti, ma negli effetti prodotti dalla sua combinazione con le regole sull’uniforme: un candidato uomo con un tatuaggio nella medesima posizione non sarebbe stato escluso, poiché questo sarebbe rimasto coperto dai pantaloni.

Secondo l’avvocata generale, tale differenza di trattamento non può essere giustificata dall’esigenza di preservare la tradizione, l’uniformità e l’identità delle forze di polizia. Le cerimonie rappresentano infatti solo una parte limitata delle funzioni degli agenti e le donne già indossano pantaloni nell’uniforme operativa, potendo essere autorizzate a utilizzarli anche in determinate cerimonie.

L’esclusione risulta inoltre sproporzionata, poiché l’impossibilità di accedere alle forze di polizia costituisce uno svantaggio ben più rilevante rispetto al beneficio simbolico derivante dall’utilizzo della specifica uniforme femminile durante le cerimonie. Per tali ragioni, l’avvocata generale ritiene la politica di assunzione incompatibile con la normativa europea in materia di parità di trattamento nell’accesso al lavoro.

 

La sentenza 

Fonte: Corte di Giustizia Europea

 

La Redazione

Autore: La Redazione

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