Min.Lavoro: Comunicazioni Obbligatorie – II trimestrale 2025

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato la nota relativa al II trimestre 2025 concerne i movimenti dei rapporti di lavoro in Italia registrati dal Sistema delle Comunicazioni Obbligatorie.

La Nota Trimestrale, descrive le attivazioni, le trasformazioni a Tempo Indeterminato e le cessazioni dei rapporti di lavoro dipendente e parasubordinato derivate dal modello UNILAV e le attivazioni e le cessazioni relative alle somministrazioni e missioni dei rapporti di lavoro estratte dal modello UNISOMM.

  • Il sistema informativo delle Comunicazioni Obbligatorie, che monitora la dinamica dei flussi in ingresso e in uscita dal mercato del lavoro dipendente e parasubordinato, ha registrato nel secondo trimestre del 2025 un saldo annualizzato 1 positivo per i contratti a Tempo Indeterminato, pari a +507 mila unità, in calo di 13 mila unità rispetto al trimestre precedente. Il saldo risulta lievemente positivo per i contratti a Tempo Determinato (+9 mila unità). Per l’Apprendistato si registra un saldo su base annua negativo (oramai dal quarto trimestre del 2020) pari a -86 mila unità. Complessivamente per queste tre tipologie di contratto si rileva un saldo annualizzato positivo pari a +430 mila unità (-22 mila rispetto al trimestre precedente).
  • Il saldo annualizzato relativo al totale dei contratti a Tempo Indeterminato, Determinato e di Apprendistato, pari a +430 mila, viene spiegato in misura superiore dai giovani e dalla componente maschile per tutte le età. Gli under 25 mostrano un saldo di +131 mila per gli uomini e di +87 mila per le donne, mentre a partire dai 25 anni fino ai 64 anni, il contributo al saldo risulta positivo per la componente maschile e negativo per quella femminile. In particolare, si registra per gli uomini un saldo annualizzato pari a +70 mila per i 25-34enni, +31 mila per i 35-44enni, +30 mila per i 45-54enni e +17 mila per i 55-64enni. Per le donne vengono rilevati, invece, tutti saldi negativi, pari rispettivamente a -11 mila, -47 mila, -31 mila e -7 mila.
  • Il contributo al saldo annualizzato per il Tempo Indeterminato (+507 mila nel secondo trimestre 2025) si conferma molto più accentuato nel Nord (+263 mila) rispetto al Centro (+115 mila) e al Mezzogiorno (+129 mila), con valori superiori alla metà del totale. Riguardo al Tempo Determinato (+9 mila), invece, il Mezzogiorno mostra un saldo pari a +16 mila, nel Centro risulta un valore inferiore (+2 mila) e nel Nord viene, invece, registrato un saldo negativo (-9 mila).
  • Il flusso trimestrale in ingresso verso il Tempo Indeterminato, comprensivo di 221 mila trasformazioni di contratti da Tempo Determinato e da Apprendistato, risulta nel secondo trimestre del 2025 pari a 621 mila unità, in calo di oltre 13 mila unità (-2,1%) rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. La diminuzione è spiegata dall’effetto combinato della riduzione delle attivazioni a Tempo Indeterminato (-20 mila) e della crescita delle trasformazioni (+7 mila).
  • I contratti di Collaborazione attivati nel secondo trimestre 2025 risultano pari a 127 mila, con una diminuzione del -10,6% rispetto al secondo trimestre 2024, attenuata rispetto al calo tendenziale rilevato nel trimestre precedente e connessa alla notevole crescita osservata dal terzo trimestre 2023 al secondo trimestre del 2024 prevalentemente legata alla nuova normativa sulle comunicazioni obbligatorie relativa ai contratti in ambito sportivo dilettantistico. Di contro, per le tipologie contrattuali residue si registra una significativa crescita tendenziale del 7,4%.
  • Il settore dei Servizi, che assorbe la maggior parte delle attivazioni (pari al 78,1% del totale economia), mostra un lieve incremento tendenziale (+0,1%, pari a +4 mila attivazioni), spiegato dalla crescita per la componente maschile (+2,2%) e dalla riduzione per quella femminile (-1,8%). L’Industria (pari al 12,6% delle attivazioni) registra un calo del 2,3%, per effetto di una significativa riduzione nell’Industria in senso stretto (-4,9%) e un contemporaneo incremento registrato per le Costruzioni (+0,9%). L’Agricoltura (9,3% delle attivazioni) presenta un calo dell’1,2%, che interessa esclusivamente la componente femminile (-4,0%), mentre resta stabile per quella maschile.
  • Relativamente ai motivi di cessazione dei rapporti di lavoro, il termine del contratto ne costituisce la principale causa, rappresentando una quota corrispondente al 71,6% del totale (2 milioni 400 mila rispetto a 3 milioni 400 mila), con una crescita tendenziale dello 0,6%. Una quota minore è costituita dalle Dimissioni, che rappresentano il 16,1% dei motivi di cessazione (546 mila unità) e dai Licenziamenti, pari al 4,8% (162 mila unità).
  • In termini di variazioni tendenziali, i Licenziamenti, dopo una riduzione nel quarto trimestre 2024 del 2,6% riconducibile ad entrambe le componenti di genere, a fronte di un calo nella componente maschile, sia nel primo trimestre 2025 (pari a -3,6%) che nel secondo (pari a -1,2%), mostrano, nello stesso periodo, un incremento in quella femminile (pari a +1,3% e a +1,7%) che interrompe un trend di segno negativo che durava dal quarto trimestre 2022. Le Dimissioni, dopo un periodo di forte espansione, mostrano un decremento in entrambe le componenti di genere, che risulta superiore in quella maschile fino al quarto trimestre 2024 (-2,7% a fronte del-0,9% della componente femminile). Nel primo trimestre 2025 la riduzione maggiore si osserva nelle femmine (-3,7% rispetto a -2,7% dei maschi) mentre nel secondo, ad un ulteriore calo nella componente femminile (pari a -2,4%) corrisponde un incremento in quella maschile (+0,4%).
  • Nel confronto tendenziale delle cessazioni per durata del rapporto di lavoro, nel secondo trimestre 2025 si registra un decremento in tutte le principali classi di durata, con l’eccezione di quella compresa tra 91 e 365 giorni – che rappresenta la maggiore quota percentuale sul totale (pari al 37,4%, corrispondente ad un milione 270 mila unità) -, in crescita del 5,4% (+65 mila unità). Tale incremento interessa entrambe le componenti di genere, con una variazione superiore in quella maschile (+6,2%) rispetto a quella femminile (+4,6%). Quest’ultima mostra un calo delle cessazioni superiore a quella maschile in tutte le altre classi di durata, con l’eccezione dei rapporti pari a 366 giorni e oltre.

 

Allegato II trimestre 2025

 

Fonte: Ministero del Lavoro

 

La Redazione

Autore: La Redazione

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